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il mio diabete le mie rogne cliniche


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Esami Urine: Velocità di eritrosedimentazione Cellule epiteliali - da webmaster

Esami Urine: - Introduzione

Tra gli esami di routine delle urine spesso viene richiesto un esame al microscopio, soprattutto nel caso in cui gli esami chimici o fisici diano risultati anomali.

L’analisi viene effettuata sul sedimento urinario, ossia sulla parte che si deposita in fondo alla provetta dopo la centrifugazione. Il fluido che si forma nella parte alta della provetta viene eliminato e le gocce rimaste sono esaminate al microscopio. Cellule, cristalli e altre sostanze vengono contate misurando le particelle per LPF (per campi a bassa risoluzione) o per HPF (per campi ad alta risoluzione). Inoltre, le eventuali altre sostanze presenti (ad esempio le cellule epiteliali, i batteri e i cristalli) vengono quantificate come “pochi”, “moderati” o “molti”.

Globuli rossi

I globuli rossi (o eritrociti) sono cellule presenti nel sangue la cui funzione principale è il trasporto di ossigeno dai polmoni ai tessuti, dove prelevano l’anidride carbonica per riportarla ai polmoni.

La presenza di qualche globulo rosso nelle urine è da considerarsi normale, ma la quantità deve ovviamente essere limitata

Quando presenti in quantità più importante la causa è molto spesso un’infiammazione o un’infezione alle vie urinarie o ai reni, ma non è raro che che possano comparire anche a seguito di calcoli renali o problemi alla prostata nel caso degli uomini.

Possono infine comparire anche in caso di tumore al rene o alla vescica.

I globuli rossi inoltre possono anche provenire da agenti contaminanti, ad esempio nel caso di un prelievo eseguito male o di sangue di origine emorroidaria o mestruale.

Globuli bianchi

I globuli bianchi sono cellule del sistema immunitario che si occupano della difesa dell’organismo dall’aggressione di microrganismi patogeni.

Di solito il numero di globuli bianchi nelle urine è basso, quando è alto indica che è in corso un’infezione o un’infiammazione nel sistema urinario.

I globuli bianchi possono anche provenire da agenti contaminanti, ad esempio dalle secrezioni vaginali.

Cellule epiteliali

Il tessuto che riveste le superfici delle cavità e delle strutture nel vostro corpo è chiamato tessuto epiteliale. Nei soggetti sani le cellule epiteliali della vescica e dell’uretra esterna sono normalmente presenti nelle urine in piccole quantità, in quanto un continuo turn-over (ricambio) cellulare è del tutto normale e, anzi, prezioso per mantenere perfetta la funzionalità del sistema urinario.

La quantità di cellule epiteliali nelle urine aumenta in caso di infezione delle vie urinarie o se si innesca una qualche infezione; il medico valuterà la fonte del problema esaminando il tipo di cellule presenti:

  • la presenza di cellule epiteliali tubulari renali può indicare coinvolgimento dei reni,
  • la presenza di cellule epiteliali squamose può indicare la contaminazione del campione di urina,
  • la presenza di cellule epiteliali transizionali suggerisce un problema nella vescica,
  • la presenza di cellule epiteliali squamose porta a pensare a un problema alla parte esterna dell’uretra.

Come detto la presenza di poche tracce non è invece in genere significativa.

Microrganismi (batteri, trichomonas, funghi).

Se il paziente è in buona salute le vie urinarie sono quasi sterili e nel sedimento urinario non sono presenti microrganismi. I batteri provenienti dalla pelle circostante possono penetrare nelle vie urinarie attraverso l’uretra e risalire fino alla vescica, causando un’infezione. Se non viene curata, l’infezione può raggiungere i reni e causare una pielonefrite. Più raramente batteri provenienti da un’infezione del sangue (setticemia) possono arrivare nelle vie urinarie, e anche in questo caso si ha un’infezione.

Il riscontro di batteri nelle urine può quindi suggerire l’ipotesi di infezione, soprattutto se si hanno altri sintomi suggestivi; in questo caso verrà probabilmente prescritta un’urinocoltura per valutare tipologia e quantità dei batteri e, attraverso l’antibiogramma, trovare l’antibiotico più adatto.

Molto spesso la presenza di una moderata quantità di batteri può essere causata da una contaminazione del campione raccolto; occorre quindi prestare particolare attenzione nella raccolta, soprattutto da parte delle donne, per evitare che i batteri che si trovano sulla pelle o nelle secrezioni vaginali contaminino l’urina.

Nelle donne (più raramente negli uomini) i funghi possono essere presenti anche nelle urine. Questo caso è tipico delle donne colpite da micosi vaginale (per esempio la candida), perché l’urina è contaminata dalle secrezioni vaginali durante la raccolta del campione.

Cilindri

I cilindri sono particelle formate dalla coagulazione delle proteine prodotte dalle cellule renali. Si formano all’interno dei tubuli, i tubicini stretti e lunghi dei reni, e di solito assumono la forma del tubulo in cui si formano, come suggerisce il loro nome. Osservati al microscopio hanno la forma di un hot dog e negli individui sani sono quasi trasparenti. Questi cilindri sono detti cilindri ialini e possono essere normalmente presenti negli adulti i piccole tracce. Un intenso esercizio fisico può essere causa di un aumento della loro presenza, ma se sono formati da globuli rossi e/o bianchi possono indicare la presenza di problemi renali.

I diversi tipi di cilindri sono connessi ai differenti disturbi che colpiscono i reni:

  • Cilindri granulari (esercizio fisico intenso e malattia renale cronica sono le cause più probabili;
  • Cilindri cerei (insufficienza renale cronica, con ridotta produzione di urine);
  • Cilindri lipidici (inglobano grasso e compaiono in caso di sindrome nefrosica, nefropatia diabetica, nefrite lupica, …);
  • Cilindri pigmentari (a seconda del tipo possono essere presenti in caso di anemia emolitica, rabdomiolisi, malattie epatiche, …);
  • Cilindri eritrocitari (contengono globuli rossi e sono tipiche delle glomerulonefriti, vasculiti, infarto renale, …);
  • Cilindri leucocitari (contengono globuli bianchi e sono indicativi di infiammazione, spesso infezione del rene);
  • Cilindri batterici (rari);
  • Cilindri epiteliali (citomegalovirus, epatiti virali, …).

Cristalli

I cristalli possono essere presenti anche nelle urine di soggetti sani; si formano quando

  • pH,
  • concentrazione del soluto,
  • temperatura delle urine

rientrano in specifici parametri.

Si distinguono in base alla loro forma e al pH delle urine. A volte sono minuscole particelle simili a granelli di sabbia, senza una forma specifica (amorfi) oppure possono avere una forma ben precisa, ad esempio come quella di un ago.

Quando i cristalli sono di sostanze normalmente presenti nelle urine sono in genere considerati normali:

  • acido urico (per esempio nei pazienti affetti da gotta),
  • ossalato di calcio (in genere per cause di origine dietetica, con il consumo di vegetali, pomodori, cioccolato, …),
  • urati amorfi,
  • fosfato di calcio,
  • fosfati amorfi.

Quando cristallizzano sostanze come cistina, tirosina, o leucina, che sono amminoacidi non presenti nelle urine in condizioni normali, possono indicare disturbi del fegato o altre anomalie metaboliche; sono considerati degni di attenzione anche:

  • cristalli di triplo fosfato (infezioni del tratto genitourinario),
  • colesterolo (patologie renali, sindrome nefrosica, deposizione lipidica anomala a livello renale),
  • bilirubina (ittero clinicamente rilevabile),
  • emosiderina (emolisi severa, anemie emolitiche, reazioni trasfusionali).

Se i cristalli si formano nel momento in cui l’urina viene prodotta all’interno del rene possono raggrupparsi e formare i calcoli renali. I calcoli possono rimanere nel rene o scendere negli ureteri, cioè nei tubicini che collegano il rene alla vescica, causando forti dolori (le cosiddette coliche).

Anche i farmaci, e i mezzi di contrasto usati per le radiografie possono cristalizzarsi nelle urine, per questo è fondamentale che il tecnico di laboratorio sia adeguatamente formato e abbia l’esperienza necessaria per identificare i diversi tipi di cristalli presenti nelle urine.

Primo piano dell'ottica di un microscopio

Articoli ed approfondimenti

 

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Pubblicato il 13/02/2020 @ 13:26  - Nessun comment Nessun comment - Vedi ? Aggiungere un articolo sul post?   Anteprima di stampa  Stampa pagina
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Differenza tra indice glicemico e carico glicemico

Differenza tra indice glicemico e carico glicemico

Che cos’è l’indice glicemico (IG) di un alimento?
L’indice glicemico è un parametro elaborato agli inizi degli anni ’80 dal prof. Jenkins dell’Università di Toronto che classifica gli alimenti in base alla loro influenza sul livello di glucosio nel sangue (glicemia).
Per molto tempo in passato si è ritenuto che tutti i carboidrati semplici (dolci, bibite, succhi….) fossero uguali e facessero salire rapidamente il glucosio nel sangue; viceversa si riteneva che tutti i carboidrati complessi (verdure, legumi, cereali integrali etc) lo facessero salire lentamente e in modo graduale. Fortunatamente gli studi più recenti hanno ampiamente documentato che non è sempre così: per quanto riguarda i carboidrati semplici, per esempio, si è scoperto che il pane bianco fa salire più rapidamente il glucosio nel sangue rispetto a un gelato.
Da dieci anni a questa parte molti studi scientifici hanno dimostrato direttamente o indirettamente l’interesse dell’indice glicemico nella lotta contro l’obesità ma anche nella prevenzione del diabete e delle malattie cardiovascolari.

Come si misura l’IG dei vari alimenti?
Tecnicamente si misura valutando l’incremento della glicemia quando si assumono 50 g di glucosio. L’entità della risposta viene espressa in termini percentuali medi rispetto al glucosio (oggi si usa anche il pane bianco), che viene preso come punto di riferimento stabilendone un valore pari a 100 nella scala dell’indice glicemico. Esistono inoltre delle tabelle di classificazione arbitraria in IG elevato, intermedio e basso che secondo la maggior parte degli autori è fissata nei range di valori indicati nella tabella sottostante. I cibi che fanno salire il glucosio rapidamente hanno un IG alto, quelli che lo fanno salire gradualmente hanno un IG basso.

IG ELEVATO
100-70 (%)
IG INTERMEDIO
69-55 (%)
IG BASSO
inferiore a 55 (%)
esempi esempi esempi
     
Glucosio 100
Cornflakes 84
Miele 73
Pane bianco 70
Pane integrale 69
Zucchero 65
Succo d’arancia 57
Popcorn 55
Uva/Banane 52
Latte scremato 32
Legumi 27-33
Fruttosio 23

Fonte: M Szwillus, D Fritzsche, Mangiare sano con il diabete, Tecniche Nuove, 2010

Perché è importante l’IG per una persona diabetica?
L’Indice Glicemico è un valore importante per chi soffre di diabete, considerato che deve evitare rapidi innalzamenti della glicemia. Seguire una dieta a base di alimenti con IG basso, per quanto possa sembrare complicato, può permettere un migliore controllo della propria glicemia. Secondo alcuni Esperti, inoltre, gli alimenti a IG più basso aiutano a dimagrire perché provocano sazietà senza bisogno di molte calorie. E sentirsi sazi è importante sia per chi ha il diabete che per chi vuole dimagrire. Alcuni alimenti con IG basso (per es. mele, latte scremato, pomodori) sono anche ipocalorici.

Da che cosa dipende l’indice glicemico?
Quando consumiamo qualche alimento che contiene carboidrati, questi passano dall’intestino al sangue e così i livelli di glucosio aumentano. L’ammontare di questo aumento dipende da diversi fattori: la composizione dell’alimento, il luogo di coltivazione e raccolta, il contenuto in amidi, proteine, fibre e grassi, la combinazione con altri alimenti, il tipo di cottura, il grado di maturazione (per es. per la frutta) sono tutti fattori che possono influenzare anche notevolmente gli effetti sulla glicemia; inoltre l’IG può presentare forti variazioni da una persona all’altra.
I valori dell’Indice Glicemico pur essendo un parametro utile soprattutto per la qualità della propria dieta, vanno considerati, tuttavia, come valori puramente indicativi perché si riferiscono sempre e solo all’alimento puro e non alla quantità effettivamente consumata (carico glicemico). Rispetto ad una dieta classica che fornisce le quantità esatte da consumare, quella dell’IG è necessariamente più imprecisa. Il consiglio è quello di usarla come ausilio complementare ad altri tipi di dieta consultandoti con il tuo medico.

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La quantità consumata fa la differenza
Molti alimenti con un indice glicemico basso sono integrali e sono ricchi di nutrienti come fibre, vitamine, minerali e altri componenti importanti per la salute, perciò è consigliabile inserirne molti nel proprio menù quotidiano. Tuttavia, è importante tenere sempre d’occhio anche la quantità che si assume di ciascun alimento.

Quanto più è elevato il consumo di un alimento con basso ID,
tanto più evidente sarà l’aumento della glicemia.
Al contrario, il consumo di una quantità ridotta di un alimento
con IG elevato influenza la glicemia meno di quanto lascerebbe presumere il suo indice glicemico.
Per questo nella pratica è molto più utile il Carico Glicemico.

Che cos’è il Carico Glicemico (CG)?
Il carico glicemico valuta l’effetto sulla glicemia di un alimento basandosi sulle quantità effettivamente consumate. Di conseguenza è un parametro più adatto per calcolare il consumo quotidiano dei vari alimenti. Mentre l’Indice Glicemico è la misura della qualità dei carboidrati, il Carico Glicemico è la misura della loro quantità: tiene conto sia dell’IG che del contenuto di zuccheri per porzione consumata.

FORMULA DI CALCOLO DEL CARICO GLICEMICO

Indice glicemico
100
X g di carboidrati a porzione

A seconda delle dimensioni della porzione, infatti il carico glicemico di alimenti diversi può risultare simile nonostante l’indice glicemico degli stessi sia molto diverso. Proviamo a fare un esempio che possa chiarire meglio il concetto:

Porzione alimento g di carboidrati
a porzione
Indice
glicemico
Carico
glicemico
100 g di pane ai cereali 43 g 45 45/100×43=19
 50 g di pane bianco 24 g 70 70/100×24=17
100 g di pane bianco* 48 g 70 70/100×48=34
Fonte: M Szwillus, D Fritzsche, Mangiare sano con il diabete, Tecniche Nuove, 2010
* tipo baguette francese

Come indicato nella tabella, una porzione di pane ai cereali ha un carico glicemico di 19, mentre una porzione di pane bianco (che ha un IG molto più elevato rispetto al pane ai cereali) ha un carico glicemico simile, pari a 17. Aumentando la quantità consumata di pane bianco, a parità di IG, il carico glicemico raddoppia.

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Glicemia alta o bassa: valori normali, che patologie indica e come si controlla nei diabetici


  Il glucosio è il principale zucchero contenuto nel sangue, origina dal cibo ingerito ed è la principale fonte di energia dell’organismo. Il sangue trasporta il glucosio a tutte le cellule del corpo per il loro fabbisogno energetico.
La glicemia indica i livelli di glucosio nel sangue ed è solitamente al minimo la mattina, prima della colazione ed aumenta dopo i pasti per un paio di ore circa. L’assunzione di alcolici causa un incremento iniziale dello zucchero nel sangue, seguito tendenzialmente da una caduta dei valori ed anche alcuni farmaci possono aumentare o ridurre i livelli del glucosio. Livelli anomali di zucchero nel sangue possono essere indicativi di patologie, un valore persistentemente elevato viene detto iperglicemia, mentre il termine ipoglicemia identifica i livelli troppo bassi.

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Quali sono i valori normali di glicemia ?
1) La glicemia a digiuno (nessuna assunzione di nutrienti per 8 ore) normale oscilla tra 70 e 99 mg/dl (è da notare che l’OMS indica ancora valori di glicemia normali fino a 110 mg/dl).
2) La glicemia due ore dopo l’assunzione di cibo è normale se inferiore a 140 mg/dl, anche se abbondanti pasti serali possono essere seguiti da valori glicemici fino a 180 mg/dl.

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Come viene posta la diagnosi di diabete ?
La diagnosi di diabete viene posta in seguito ad una qualunque delle seguenti condizioni:
1) Due test glicemici a digiuno consecutivi con risultato uguale o superiore a 126 mg/dl.
2) Un qualunque rilievo glicemico maggiore di 200 mg/dl.
3) Un esame A1c con risultato uguale o maggiore a 6,5% (48 mmol/mol). L’esame A1c è un test del sangue semplice che fornisce la media trimestrale della glicemia.
4) Un test orale di tolleranza al glucosio da 75 g (la “curva da carico”) con un qualunque rilievo a due ore superiore a 200 mg/dl.

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Che significa “pre diabete” ?
Il medico può parlare di pre-diabete, anche se il termine non si dovrebbe più usare perché sostituito da altra terminologia. Significa che il soggetto ha un rischio elevato di sviluppare il diabete. È possibile prevenire o ritardare l’insorgenza della malattia aumentando l’attività fisica, seguendo una dieta sana e mantenendo o perdendo peso. Il “pre diabete” si verifica in questi casi:
1) glicemia a digiuno 100-125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno o impaired fasting glucose, IFG);
2) glicemia 2 ore dopo carico orale di glucosio compresa tra 140-199 mg/dl (ridotta tolleranza al glucosio o impaired glucose tolerance, IGT);
3) HbA1c 42-48 mmol/mol (6,00-6,49%).

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Cos’è l’emoglobina glicata (A1c)?
L’esame dell’emoglobina glicata misura il livello medio di glucosio nelle ultime 10 – 12 settimane e dovrebbe essere consigliato al paziente diabetico ogni 3 – 6 mesi. I valori obiettivo di A1c sono, per molti soggetti diabetici, intorno a 6,5 – 7% (48 – 53 mmol/mol); può tuttavia dover essere più alto in alcuni pazienti, in particolare bambini e anziani. Il medico può aiutare a stabilire un valore obiettivo che sia adeguato e realistico in uno specifico individuo. I valori di HbA1c compresi tra 42 e 48 mmol/mol (6,0-6,49%) non sono legati ad una diagnosi di diabete, ma sono considerati meritevoli di attenzione in quanto associati a un elevato rischio di sviluppare la malattia. In presenza di tali condizioni viene raccomandato un attento monitoraggio, la valutazione della coesistenza di altri fattori di rischio per diabete o malattie cardiovascolari come obesità, colesterolo alto, ipertensione arteriosa, cioè dei fattori che fanno parte del quadro della sindrome metabolica.

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Controllo del glucosio nell’urina
I controlli urinari del glucosio sono meno accurati di quelli ematici (cioè sul sangue) e dovranno essere adottati solo nell’impossibilità di un esame del sangue. I controlli urinari dei chetoni, però, diventano importanti quando un diabete è fuori controllo o in caso di malattia. Un soggetto con diabete dovrà imparare a eseguire la ricerca dei chetoni nell’urina.

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Da cosa è causata l’ipoglicemia (basso livello di glucosio)  ?
L’ipoglicemia, ossia bassi livelli di glucosio o zucchero nel sangue, è la condizione in cui il glucosio scende al di sotto dei livelli normali. I farmaci usati per la terapia del diabete (insulina, sulfoniluree e biguanidi) sono le cause più frequenti di ipoglicemia. Il rischio è maggiore in soggetti diabetici che abbiano mangiato meno, fatto più attività fisica o assunto alcolici più del solito. Tra le altre cause di ipoglicemia, ci sono insufficienza renale, alcuni tumori, malattie del fegato, l’ipotiroidismo, l’inedia (grave malnutrizione), errori congeniti del metabolismo, gravi infezioni, ipoglicemia reattiva e varie droghe tra cui l’alcool. L’ipoglicemia può insorgere in neonati altrimenti sani che non siano stati alimentati per qualche ora. Il livello di glucosio che definisce l’ipoglicemia è variabile. Nei soggetti diabetici, livelli sotto 70 mg/dl sono diagnostici. Nei neonati, livelli inferiori a 40 mg/dl o a 60 mg/dl in presenza di sintomi indicano ipoglicemia.
Nei soggetti diabetici, la prevenzione consiste nel coordinare l’assunzione di cibo, la quantità di attività fisica e l’assunzione di farmaci. Si raccomanda la misurazione della glicemia quando un soggetto avverte un abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue. Alcuni pazienti hanno pochi sintomi premonitori di ipoglicemia; in questi soggetti, è consigliabile eseguire abitualmente misurazioni frequenti. Il trattamento dell’ipoglicemia consiste nell’assunzione di cibi ricchi di zuccheri semplici o di destrosio. In soggetti non in grado di assumere cibo per bocca, può essere di aiuto un’iniezione di glucagone.

Segni e sintomi di ipoglicemia
I sintomi e manifestazioni di ipoglicemia possono essere divisi in:
1) effetti dipendenti dagli ormoni controregolatori (epinefrina/adrenalina e glucagone) attivati dalla caduta del glucosio,
2) effetti neuroglicopenici per la riduzione del glucosio cerebrale.
In generale possono verificarsi: tremori, ansia e nervosismo, palpitazioni, tachicardia
sudorazione, sensazione di caldo (effetto muscarinico simpatico piuttosto che adrenergico), pallore, sudorazione fredda, pupille dilatate (midriasi), fame, borborigmi
nausea, vomito, fastidio addominale, cefalea, disforia, depressione, pianto, preoccupazioni esagerate, parestesie, irritabilità, aggressività, combattività, rabbia, variazioni della personalità, labilità emotiva, debolezza, apatia, letargia, fantasticherie, sonno, confusione, perdita della memoria, senso di stordimento o vertigini, delirio.
Ricerche in adulti sani mostrano che l’efficienza mentale diminuisce leggermente ma in modo misurabile quando la glicemia scende sotto 65 mg/dl.

Gravità dell’iperglicemia
Nel diabete lo scopo del trattamento è il mantenimento dei livelli di glicemia il più vicino possibile ai valori normali. In un soggetto diabetico, però, per quanta attenzione si possa fare ci sono alte probabilità di sviluppare prima o poi l’iperglicemia. È importante essere in grado di identificare e trattare l’iperglicemia, perché, se non trattata, può dare grossi problemi di salute. Episodi occasionali lievi non destano in genere preoccupazione e possono essere trattati molto facilmente o anche risolversi spontaneamente, tuttavia l’iperglicemia può diventare pericolosa se i livelli di glucosio diventano molto alti o rimangono alti per periodi protratti.

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Livelli glicemici molto alti possono causare complicanze potenzialmente mortali quali:
1) chetoacidosi diabetica, una condizione causata dal fatto che il corpo deve metabolizzare grasso come fonte di energia, con possibile induzione di coma diabetico; la chetoacidosi colpisce tendenzialmente soggetti con diabete di tipo 1
2) stato iperglicemico iperosmolare, una grave disidratazione conseguente al tentativo dell’organismo di eliminare l’eccesso di zucchero; colpisce tendenzialmente individui con diabete di tipo 2
L’iperglicemia protratta costantemente per lunghi periodi (mesi o anni) può indurre danni permanenti a parti del corpo come gli occhi, i nervi, i reni e i vasi sanguigni.
In caso di frequenti iperglicemie, è necessario consultare il medico o il personale sanitario addetto alle cure del diabete. Potrà essere necessario cambiare il trattamento o lo stile di vita per mantenere i livelli di glicemia all’interno di un intervallo sicuro.

Sintomi di iperglicemia
Nei diabetici i sintomi dell’iperglicemia tendono a svilupparsi lentamente nell’arco di qualche giorno o settimane. In alcuni casi ci possono non essere sintomi finché i livelli di glucosio non raggiungono valori molto alti. Generalmente i sintomi sono: aumento della, sete e secchezza della bocca, necessità frequente di urinare, stanchezza, vista offuscata,
perdita di peso non volontaria, infezioni ricorrenti, come la candida, infezioni della vescica (cistiti) e della pelle.

Cause di aumento della glicemia
Esistono molteplici fattori che possono determinare un incremento della glicemia in soggetti diabetici, tra cui: stress, raffreddore, l’assunzione di cibo in eccesso (ad esempio merendine tra i pasti), mancanza di attività fisica, disidratazione, l’omissione di una dose di farmaco per il diabete, o l’assunzione di una dose sbagliata, il sovra-trattamento di un episodio di ipoglicemia (basso livello di glucosio), l’assunzione di determinati farmaci, come i cortisonici. Episodi occasionali di iperglicemia possono insorgere nei bambini e nei giovani durante fasi di crescita veloce.

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Trattamento dell’iperglicemia
Un soggetto con diabete noto e sintomi di iperglicemia dovrà seguire le indicazioni per la riduzione della glicemia fornite dall’apposito personale sanitario. Contattare il proprio medico o tale personale in caso di dubbi. I possibili suggerimenti saranno di:
1) modificare la dieta, ad esempio evitando cibi che causino salite della glicemia, come dolci o bevande zuccherate,
2) bere molti liquidi senza zuccheri, di aiuto in caso di disidratazione,
3) fare più spesso attività fisica: attività fisiche leggere e regolari, come camminare, possono spesso ridurre la glicemia, soprattutto se contribuiscono a fare perdere peso,
4) variare la dose di insulina, nel caso si sia in trattamento; sarà il personale sanitario a dare indicazioni specifiche in merito,
5) monitorare più attentamente la glicemia, o sottoporre sangue o urina alla ricerca di sostanze dette chetoni (associati con la chetoacidosi diabetica).

Leggi anche: Cosa può e non può mangiare il paziente diabetico: i cibi per tenere sotto controllo la glicemia

Come fare per prevenire l’iperglicemia grave ?
Ci sono modi semplici per ridurre il rischio di iperglicemia grave o prolungata:
1) Fare attenzione al cibo, in particolare essere consapevoli degli effetti di merende e dolci o carboidrati sui propri livelli glicemici.
2) Seguire alla lettera il proprio programma terapeutico; ricordarsi di assumere l’insulina o altro farmaco per il diabete come prescritto dall’apposito personale sanitario.
3) Essere il più possibile attivi; l’attività fisica regolare può aiutare ad arrestare la salita della glicemia. Sarà però necessario confrontarsi con il proprio medico se in trattamento con farmaci, poiché alcune medicine possono indurre ipoglicemia se associate ad un eccesso di attività fisica.
4) Monitorare i livelli glicemici; è possibile che venga suggerito l’impiego di un dispositivo di misura per uso domestico, in modo da individuare presto un incremento della glicemia e agire di conseguenza.

I migliori prodotti per diabetici
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Emoglobina Glicata - Valori: - da webmaster il 24/01/2020 @ 23:46

Diabete ed emoglobina glicata alta: valori normali ed IFCC

L’emoglobina glicata (emoglobina A1c, HbA1c, A1C, o Hb1c; a volte anche HbA1c) è una forma di emoglobina usata principalmente per identificare la concentrazione plasmatica media del glucosio per un lungo periodo di tempo. Viene prodotta in una reazione non-enzimatica a seguito dell’esposizione dell’emoglobina normale al glucosio plasmatico. La glicazione alta dell’emoglobina è stata associata con le malattie cardiovascolari, le nefropatie e la retinopatia del diabete mellito. Il monitoraggio dell’HbA1c nei pazienti con diabete di tipo 1 può migliorare il trattamento. L’emoglobina A1c fu separata dalle altre forme di emoglobina da Huisman e Meyering nel 1958 mediante una colonna cromatografica. Venne caratterizzata per la prima volta come glicoproteina da Bookchin e Gallop nel 1968. Il suo aumento nel diabete fu descritto per la prima volta nel 1969 da Samuel Rahbar e collaboratori La reazione che porta alla sua formazione fu caratterizzata da Bunn e i suoi collaboratori nel 1975. L’uso dell’emoglobina A1c per il monitoraggio del grado di controllo del metabolismo glucidico in pazienti diabetici fu proposto nel 1976 da Anthony Cerami, Ronald Koenig e collaboratori.

Principio

Nel normale arco di vita di 120 giorni dei globuli rossi, le molecole di glucosio reagiscono con l’emoglobina formando emoglobina glicata. In individui diabetici che hanno scarso controllo della glicemia, la quantità della emoglobina glicata che si forma è molto più elevata che nei soggetti sani o nei soggetti diabetici con un buon controllo glicemico ottenuto dalla terapia. Un aumento di emoglobina glicata all’interno dei globuli rossi, pertanto, riflette il livello medio di glucosio al quale l’emazia è stata esposta durante il suo ciclo vitale. Il dosaggio della emoglobina glicata fornisce valori indicativi dell’efficacia della terapia, monitorando la regolazione a lungo termine del glucosio sierico. Il livello di HbA1c è proporzionale alla concentrazione media del glucosio durante le quattro settimane – tre mesi precedenti. Alcuni ricercatori affermano che la porzione più grande del suo valore sia da attribuire a un periodo di tempo relativamente più breve, da due a quattro settimane. Nel 2010 l’American Diabetes Association Standards of Medical Care in Diabetes ha aggiunto l’A1c ≥ 6,5% come ulteriore criterio per la diagnosi clinica di diabete mellito, tuttavia l’argomento è controverso e questo criterio non è stato adottato universalmente.

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Misurazione dell’emoglobina glicata

Esistono diversi metodi di misura dell’HbA1c. I laboratori di analisi usano:

  • high-performance liquid chromatography (HPLC);
  • immunoassay.

Gli strumenti presenti nei “point of care” (come gli ambulatori medici e le farmacie) usano:

  • immunoassay;
  • boronate affinity chromatography.

Negli Stati Uniti, i test utilizzati nei “point of care” sono certificati dal National Glycohemoglobin Standardization Program (NGSP) per standardizzarli nei confronti dei risultati ottenuti dal Diabetes Control and Complications Trial (DCCT) del 1993.

Il passaggio alle unità dell’IFCC

Nell’agosto del 2008 l’American Diabetes Association (ADA), la European Association for the Study of Diabetes (EASD) e l’International Diabetes Federation (IDF) hanno stabilito che, in futuro, l’HbA1c dovrà essere refertata con le unità dell’IFCC (International Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine). La refertazione in unità IFCC è stata introdotta in Europa, fatta eccezione per il Regno Unito, nel 2003; nel Regno Unito, il 1º giugno del 2009 è stata introdotta la doppia refertazione, che rimarrà in vigore fino al 1º giugno 2011.

La conversione tra le due unità di misura può esser calcolata mediante la seguente formula: IFCC-HbA1c (mmol/mol) = [DCCT-HbA1c (%) – 2.15] × 10.929

DCCT- HbA1c IFCC-HbA1c
(%) (mmol/mol)
4.0 20
5.0 31
6.0 42
6.5 48
7.0 53
7.5 59
8.0 64
9.0 75
10.0 86

Interpretazione dei risultati

A partire dalla comparazione dei valori di emoglobina glicata coi valori medi di glucosio plasmatico nell’uomo, è stato possibile costruire la seguente tabella:

HbA1c (%) Glicemia media (mmol/L) Glicemia media (mg/dL)
5 4.5 90
6 6.7 120
7 8.3 150
8 10.0 180
9 11.6 210
10 13.3 240
11 15.0 270
12 16.7 300

Una riduzione dell’1% dei livelli di HbA1c riduce del 21% il rischio di complicanze complessive e del 21% la mortalità dovuta alle complicanze del diabete.

I migliori prodotti per diabetici

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

I migliori glucometri per misurare la glicemia

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Non aumentano il colesterolo, zuccheri nel sangue e pressione
Mangiare molte uova non aumenta colesterolo, zuccheri nel sangue o pressione, in persone con diabete. A 'scagionare' un alimento spesso sconsigliato per questi pazienti è una nuova ricerca sull'American Journal of Clinical Nutrition.

I ricercatori del Charles Perkins Centre, centro affiliato all'Università di Sydney, hanno diviso i 128 partecipanti con diabete o pre-diabete in due gruppi, uno con dieta ad alto consumo di uova (12 a settimana) e l'altro a basso consumo (meno di 2 a settimana). Li hanno seguiti per un totale di 12 mesi, inclusi 3 mesi di dieta durante i quali però non variava il consumo di uova.

Lo studio randomizzato ha monitorato un'ampia gamma di fattori di rischio cardiovascolari tra cui colesterolo 'cattivo', glicemia e pressione, senza trovare differenze significative tra i due gruppi. Inoltre i diversi consumi di uova non avevano alcun impatto sul peso. "La nostra ricerca indica che anche le persone con pre-diabete e diabete di tipo 2 non devono rinunciare a mangiare le uova, se questo fa parte di una dieta sana", spiega il primo autore, Nick Fuller. I risultati confermano precedenti studi di minore durata, aggiunge, e "sono importanti per via dei potenziali benefici di questo alimento, fonte di proteine e micronutrienti che fanno bene a occhi, cuore e vasi sanguigni". "Lo studio è particolarmente interessante per popolazioni nordeuropee abituate a un ampio consumo di uova a colazione", chiarisce Maria Ida Maiorino, ricercatore presso la UOC di Endocrinologia dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli". "I risultati sembrano in apparente disaccordo con studi epidemiologici che mostrano una associazione lineare fra il rischio di malattie cardiovascolari ed il consumo di uova nei pazienti con diabete tipo 2".

Da sottolineare, però, prosegue l'esperta della Società Italiana di Diabetologia (Sid), "che ai pazienti inclusi nello studio veniva consigliato di consumare le uova bollite o in camicia, o anche fritte purché in olio extra-vergine di oliva. Strategie che di sicuro rendevano il regime alimentare più salutare".


FONTE: ANSA.it - 15 Maggio 2018


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IPOGLICEMIA - da webmaster il 11/12/2019 @ 14:48

IPOGLICEMIA

L' ipoglicemia è definita da una glicemia inferiore a 55 mg/dl ma disturbi possono essere percepiti anche con valori più alti (meno di 70 mg/dl) o del tutto normali se c'è stato un rapido calo della glicemia. Essa è tanto più frequente quanto più il paziente è trattato in maniera intensiva, ciò ha obiettivi glicemici vicini alla normalità. L'ipoglicemia è frequente soprattutto nei soggetti trattati con insulina (sia tipo 1 che tipo 2) ma può realizzarsi anche in quelli che assumono farmaci orali che stimolano la secrezione insulinica, in particolare le sulfoniluree e, fra queste, quelle a più lunga durata d'azione (clorpropamide, glibenclamide).

L' ipoglicemia determina un notevole malessere al paziente e, in alcuni casi, richiede l'assistenza di altri e talora l'ospedalizzazione. Una severa ipoglicemia, nel soggetto fragile e con altre malattie, può risultare fatale. Da qui la necessità di addestrare il paziente e i suoi familiari a riconoscere l' ipoglicemia e a correggerla prontamente.

Per una corretta gestione dell' ipoglicemia è utile sapere quantosegue:

L' ipoglicemia si realizza più frequentemente durante o dopo attività  fisica (anche solo una passeggiata, i lavori di casa o il giardinaggio), soprattutto se si ha mangiato meno del solito.

I sintomi (disturbi) dell' ipoglicemia sono: sudorazione, tremore, senso di freddo o brividi, senso di fame, batticuore, ansia, irritabilità , confusione mentale, difficoltà  a parlare, vista annebbiata, capogiro o mal di testa. Se non si interviene alla svelta, in alcuni casi più esserci perdita di coscienza (svenimento).

Nel sospetto (quando non si può misurare con il glucometro) o nella certezza dell' ipoglicemia bisogna agire subito prendendo 15 g di zuccheri semplici, ad esempio uno fra i seguenti:

  • 2 caramelle fondenti
  • 3 caramelle dure
  • 3 zollette di zucchero
  • 3 bustine di zucchero sciolte in acqua
  • 1 cucchiaio da brodo e mezzo colmo di zucchero
  • 1 cucchiaio da brodo e mezzo colmo di miele
  • 1 cucchiaio da brodo e mezzo colmo di marmellata
  • 1 bicchiere grande (circa 150 ml) di una bibita zuccherata (es. Coca-Cola)
  • 1 bicchiere piccolo (circa 100 ml) di succo di frutta 
  • 1 bicchiere grande e mezzo (circa 200 ml) di spremuta di arancio

Dopo circa 15 minuti mangiare circa 50 g di pane oppure un pacchetto di cracker oppure un frutto. Dopo 30-45 minuti se possibile controllare con il glucometro se il problema si è risolto. In caso contrario, mangiare altri 50 g di pane o cracker o un frutto e ripetere il controllo col glucometro dopo altri 30-45 minuti.

Quando si esce di casa bisogna avere sempre con sè qualche caramella e un pacchetto di cracker.

Se si è alla guida e si sentono disturbi compatibili con ipoglicemia, bisogna fermarsi subito e agire.

I parenti del paziente devono sapere cosa fare per risolvere un' ipoglicemia (vedi sopra per il trattamento).

FONTE: - SID Società Italiana di Diabetologia

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  • Visita Oculistica: Lunedì  09 Settembre 2019 ore 09,00 Ospedale di Palmanova Day Hospital Oculistico "Analisi"

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